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Ricordando Milano – di Zaccaria Gallo

8 Novembre 2020

IL DUOMO

 

Ho preso la metro alla fermata delle Crocette.

La linea tre, quella che porta alla Stazione Centrale, ma che prima di arrivare si ferma al Duomo.

Sono le 10 di un mattino luminoso, che io ho lasciato nel momento di imbarcarmi, anzi di imbucarmi sottoterra, e che ritroverò, appena arrivato alla fermata Duomo. Scenderò dal treno e salirò in superficie come se dovessi compiere tutte le volte un rito, una specie di forma di saluto tra noi, codificata frequentandoci da tempo.

So che tu mi stai aspettando e  so anche che sai che ora sto salendo le scale che mi faranno uscire in piazza.

Vedi, te l’ho già detto, tra le tante scale che mi portano a te, ho scelto quella che si trova sulla destra, l'ultima e l'ho fatto con un motivo preciso.

Gli ultimi gradini vanno verso l'apertura, progressivamente salendo verso l'alto. All'inizio, questa ascesa consente di vedere solo l'azzurro del cielo attraverso la porta aperta dell’uscita, ma, poi, gradino dopo gradino, eccoti apparire, prima con le guglie più alte e poi  con quelle intermedie e infine ti mostri in tutto il tuo splendore gotico, il tuo slancio verso il punto più alto, la Madunina: con lei verso il cielo sale l'anima e il cuore.

Tu m’appari un po’ come uno di quei padri bonari, sempre sorridenti, sempre pronto ad accogliere tutta la gente che ti passa accanto o che si perde incantata a guardare, fotografare, accarezzarti  con uno sguardo, a portarti negli occhi la dove tu non ci sei o dove non sanno che ci sei veramente.

Il mio sguardo si arrampica sui merletti della facciata o su quella dei tuoi fianchi e corre sulle figure altre, quelle del bestiario medievale, che sono state messe lì a guardia dal peccato dei fedeli.

E sempre, ad ogni ora, in ogni stagione, ti diverti ad apparire diverso, ma sempre magnifico, sia se vieni colpito dal sole all'alba o a mezzogiorno, quando ti immergi in ombra, o durante i tramonti rosei come te o anche quando ti perdi nella nebbia. Conservi sempre questo carattere affascinante che ti rende unico al mondo.

Ecco: io sono fuori, sulla piazza che ti sta davanti e non mi resta altro da fare che mischiarmi a tutta questa folla : che cosa c’è a questo punto di più bello, in questa città, se non quella di diventare, insieme con gli altri, invisibile?

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